Healthyliving, Pillowtalk, Uncategorized

Italia e mobbing rosa, come vincerlo? lo scopriamo con l’avvocato Alessandra Inchingolo

    Viene incredibile pensare che nel 2018 in Italia il mobbing rosa rimanga ancora vivo.
    Una piaga che umilia gli esseri umani violandone i diritti primari.

    Con Alessandra: avvocato penalista, docente di diritto civile, componente del comitato scientifico e da qualche mese Presidente dell’Associazione di promozione sociale BREATH
    Cerchiamo di fare chiarezza su come trasformare l’abuso gratuito in crimine perseguibile penalmente.

    In continuo movimento dai molteplici hobby: dallo sport al teatro, ama la persona che è diventata da quando è madre di Ester di sei anni.

    “Mi piace il confronto aperto e sereno con gli altri e gli amici sono molto importanti per me”.

    Il mobbing rosa con l'avvocato Alessandro Inchingolo
    Il mobbing rosa con l’avvocato Alessandro Inchingolo

    1. Il mobbing può essere paragonato ad una sorta di “bullismo” ?

    Il mobbing può essere paragonato al fenomeno del bullismo,

    solo che avviene nei luoghi di lavoro. Tuttavia se ne differenzia perché il bullismo (diffuso tra studenti e adolescenti ) viene perpetrato attraverso azioni fisiche, il mobbing è persecuzione sociale, è un’aggressione psicologica. Peraltro, in genere la vittima è il lavoratore che può subirlo tanto da un superiore, ed allora si parla di mobbing verticale, quanto dai suoi colleghi e si parlerà di mobbing orizzontale.

    2. Quali sono i ruoli più colpiti? Perche?
    Teatro del mobbing può essere qualsiasi luogo di lavoro e nessun ruolo o impiego ne resta esente, perché esso si verifica anche nelle Università, negli Enti pubblici o privati, nelle scuole, negli ospedali..

    Perché avviene? Per i motivi più disparati: competizione sul luogo di lavoro, invidia, arrivismo, senso di inferiorità.

    3. Perché dal punto di vista professionale un neogenitore perde di credibilità? Non viene più considerato un punto di riferimento?
    Spesso accade che le donne subiscano mobbing perché considerate uno scompenso per l’azienda nel momento in cui decidono di affrontare una gravidanza. Così subiscono atteggiamenti intimidatori, dequalificanti e vessatori che hanno la finalità di indurle alle dimissioni oppure di far sì che abbandonino l’idea di diventar mamme per conservare il posto di lavoro.

    Sovente sono proprio le donne a mobbizzare altre donne, per una rivalità innata o semplicemente perché incapaci di solidarizzare tra loro.

    Mobbing rosa
    Mobbing rosa

    4. Dal tuo punto di vista un buon titolare, anche semplicemente attento alle esigenze aziendali, come può arrivare non riconoscere più il valore della stessa persona che ti ha dedicato tutto l’impegno possibile per crescere insieme, e lasciare palesemente che si possa subire un azione di “caporalato” (fammi passare il termine..) che in alcuni casi diventa totalmente fuori luogo?
    Innanzitutto credo che

    tali storture possano essere evitate con delle pene certe e sicure,

    ma il mobbing, ahimè, in Italia, differentemente che in altri Paesi europei non è considerato un reato. Prevede al massimo una tutela risarcitoria, quando si riesce a dimostrare il nesso di causalità tra vessazioni e insorgere di una malattia (stress correlata) che abbia causato al lavoratore la perdita del lavoro o l’abbandono di esso.
    Di non scarsa importanza è il fatto che gli imprenditori, le aziende hanno l’obbligo di adottare tutte le misure idonee a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale di lavoratori, ai sensi dell’art. 2087 c.c.
    Con riferimento alle leggi speciali, una tutela contro comportamenti mobbizzanti può essere ravvisata innanzitutto nello Statuto dei lavoratori, nella parte in cui pone una specifica procedura per le contestazioni disciplinari a carico dei lavoratori e laddove punisce i comportamenti discriminatori del datore di lavoro.
    Un’ulteriore tutela, di carattere più generale, è ravvisabile, infine, nel Testo unico in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

    5. Come possiamo dare un contributo reale perché le cose cambino? disegni di legge?
    E’ stata assegnata alla commissione giustizia della Camera in sede referente la proposta di legge che introduce il reato di mobbing e straining (una fattispecie più blanda del mobbing) nel codice penale, questo è ciò che prevede una proposta di legge depositata nel 2014, prima firmataria la deputata Maria Tindara Gullo.
    Tale proposta di legge mira ad introdurre nel codice penale l’art. 582-bis in materia di

    molestia morale e violenza psicologica nell’attività lavorativa.

    Il fine è quello di colmare un vuoto normativo che ha permesso sovente di determinare l’assoluzione per soggetti che hanno posto in essere condotte ritenute riprovevoli dalla generalità dei consociati, ma prive di sanzione penale specifica.
    Oggi, infatti, a meno che le condotte comunemente assimilabili al «mobbing» rientrino in differenti

    tipologie criminose e fatta salva la possibilità di ricorrere al giudice civile per il ristoro dei danni patiti, la persona offesa non beneficia di un’adeguata tutela.

    La mancata individuazione circoscritta della fattispecie di reato ha determinato, una tutela monca dei diritti dei lavoratori, i quali sarebbero meglio e più adeguatamente tutelati dalla presenza di una specifica norma penale che sanzioni tipologie specifiche come il mobbing e la sua figura più attenuata, lo straining.
    Infatti, la proposta di legge si compone di due articoli.
    a) Il primo finalizzato alla promozione della tutela dei lavoratori nei confronti dei fenomeni discriminatori all’interno dell’ambiente di lavoro;
    b) il secondo che definisce le fattispecie da incriminare ed individua le rispettive sanzioni.

    In particolare,

    il ddl, mira ad introdurre nel codice penale, l’art. 582-bis, rubricato “Mobbing e straining”

    che punisce, “salvo che il fatto costituisca più grave reato, il datore di lavoro o il lavoratore che, in pendenza di un rapporto di lavoro, con più azioni di molestia, minaccia, violenza morale, fisica o psicologica ripetute nel tempo ponga in pericolo o leda la salute fisica o psichica ovvero la dignità di un lavoratore – con – la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 5.000 a euro 20.000″.
    Laddove la condotta sia realizzata “con un’unica azione”, e si versi dunque nell’ipotesi dello straining, la pena prevista è da 3 mesi a due di reclusione e la multa da 3mila a 15mila euro.
    Il reato è comunque procedibile d’ufficio.

    6. Dal tuo punto di vista un buon titolare, anche semplicemente attento alle esigenze aziendali, come può arrivare non riconoscere più il valore della stessa persona che ti ha dedicato tutto l’impegno possibile per crescere insieme, e lasciare palesemente che si possa subire un azione di “caporalato” (fammi passare il termine..) che in alcuni casi diventa totalmente fuori luogo?

    Il mobbing costituisce comunque uno squilibrio per l’azienda, principalmente sul piano economico:

    se una persona è vittima di Mobbing le sue prestazioni lavorative saranno inferiori per via di tutti i disturbi di tipo psichico e fisico che conseguono a tale tipo di situazione. La mancanza di serenità sul posto di lavoro, accompagnata ai problemi di salute che possono verificarsi a seguito di mobbing, portano ad un minore rendimento della risorsa e quindi ad una perdita economica per l’azienda.
    Anche le ripercussioni sul piano sociale sono devastanti, perchè se i dipendenti si dimostrano insoddisfatti delle condizioni di lavoro a cui sono sottoposti e ne parlano al di fuori delle mura aziendali, l’immagine della ditta ne risente inevitabilmente e la concorrenza può approfittarne.

    7. Come possiamo dare un contributo reale perché le cose cambino? disegni di legge? Dai un consiglio a chi proprio in questo momento sta affrontando questo problema.

    Ciò che si può fare è rivolgersi ad un legale e denunciare, raccogliendo tutte le prove necessarie a poter suffragare le proprie ragioni, oltre che ad un medico che possa dare un concreto aiuto e supporto nell’individuare e risolvere i disturbi fisici e psichici che possono insorgere a seguito di tali e continuate vessazioni e che possa certificare che l’insorgere delle patologia lamentate dalla vittima siano diretta conseguenza delle vessazioni e persecuzioni subìte in ambito lavorativo.

    Macrolibrarsi.it un circuito per lettori senza limiti

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *