In Arte, Onmybook

Ogni viaggio è ricerca di se stessi come in “Qualcuno che accompagni”

    Per qualche tempo ho deciso di non fare pubblicazioni che riguardino me e le mie passioni.
    Perché ? Semplicemente: è tutto ancora in fase di sviluppo.
    “Quindi Vivy non scriverai più per quanto tempo?”. In verità non ho mai smesso. Solo che i tempi non sono ancora maturi. Tutto ancora troppo acerbo x poter essere condiviso.
    E quindi, finalmente, ho deciso: partirà uno dei vari progetti che faranno e saranno parte integrante del blog-magazine.
    Una rubrica dedicata a chi il suo progetto l’ha visto nascere e crescere, a chi sente che è arrivato il momento di farlo conoscere anche ad altri. Con “inarte”
    Nella sezione “onmybook” avrò il privilegio di ospitare scrittori / ttrici con la loro opera.
    Della scrittura di Erica Balduzzi mi ha lasciata sorpresa i dettagli con cui descrive l’ambiente circostante ed i sentimenti dei personaggi. Ti senti subito parte di quel romanzo. Diventa tutto molto realistico.

    Ciao Erica,
    Intanto complimenti per la tua opera.

    “Qualcuno che accompagni” in quale momento della tua vita prende forma?

    Ciao! “Qualcuno che accompagni” prende forma tra il 2012 e il 2013: era un momento importante della mia vita, lavoravo già da qualche anno per pagarmi gli studi magistrali e stavo per laurearmi…
    Insomma, di cose da fare ne avevo, eppure è nata l’esigenza di scrivere qualcosa! Quel qualcosa ha preso la forma del romanzo.
    E’ difficile spiegare come sia andata concretamente.
    Semplicemente ho pensato che volevo scrivere una storia di debolezza, straniamento e riscoperta della parte più autentica e fragile di se stessi. Forse era un bisogno che avevo io, e che ho riversato nel libro.
    E’ percepibile!

    Erica crea il viaggio di Simone
    Erica crea il viaggio di Simone

    Simone. Il personaggio principale, ha 29 anni e carico di insoddisfazione decide ad un certo punto della sua vita di affrontare un viaggio per allontanarsi dalla realtà che lo circonda. E nemmeno un semplice viaggio alle Maldive, disteso tra sole e palme di cocco (come a lui piacerebbe) ma in montagna, in un ambiente completamente nuovo che si rivelerà ostile, che non sa nemmeno come affrontare. Mi chiedo semplicemente, perché?

    Perché la montagna ha sempre fatto parte del mio immaginario e delle mie radici, e quindi mi è venuto naturale usarla come un “ritorno”. Inoltre, la mia idea era partire da una specie di sfida con se stessi: Simone è triste, frustrato, abbattuto. Non sa che fare della sua vita ed ha rotto da poco con la fidanzata e sceglie la montagna perché questa, con la sua aspra bellezza, è un ambiente che parla di sfida. Affrontare la montagna come modo per affrontare se stessi.

    Non è un viaggio di piacere quello che cerca Simone, è un viaggio di rinascita.

    Lui mi ha dato come l’impressione di essere un uomo senza spina dorsale. il viaggio che hai deciso di fargli affrontare può essere inteso come di un percorso alla ricerca di se stessi?

    Assolutamente sì. Da sempre la montagna, con le sue altitudini e i suoi paesaggi scarni e lunari, ha rappresentato un ambiente quasi ascetico, dove ritrovarsi e scendere a patti con se stessi, le proprie debolezze e le proprie paure. La montagna presuppone umiltà, rispetto, attenzione: cose che spesso chi non ci vive dimentica. Simone le impara sulla sua pelle.

    Qui trovate il viaggio di Simone
    Qui trovate il viaggio di Simone

    Ho sempre provato molta tenerezza per Simone: più che senza spina dorsale, mi piace pensarlo come un giovane abbattuto da una vita di precariato e di disillusioni, come forse sono molti cosiddetti “millennials”: volevo presentare un personaggio che non fosse un eroe, ma un ragazzo normale, in preda ad una profonda crisi personale.

    Dal tuo profilo Instagram (@erica.balduzzi) è chiaro che ti piace viaggiare, quali tipi di viaggi preferisci? Zaino in spalla o all-inclusive?

    Sono sincera: odio gli all-inclusive! Zaino o trolley non importa, purché ci siano in borsa gli scarponi da trekking. Per me camminare è molto importante, mi aiuta ad assaporare il luogo con lentezza e a farmelo entrare dentro.

    Negli all inclusive ho sempre avuto l’impressione che si cercasse di “riempire” il viaggio con cose esterne e inutili: musica, rumore, animazione, folla.
    Per me hanno molto più valore il tempo e il silenzio, quando viaggio. La possibilità insomma di prendermi tempo per perdermi, se necessario.

    Cosa cerchi nei tuoi viaggi? Solo relax?

    Dipende cosa si intende per relax… per me relax è camminare nella natura, per qualcun altro è distendersi sulla spiaggia. Nei miei viaggi, tanto per iniziare cerco sempre la natura: abito in città tutto l’anno e viaggiare per me è staccare la spina dai ritmi cittadini. Mi piace rallentare, esplorare piano, parlare con la gente del posto, fissarmi i paesaggi negli occhi. Ad aprile sono stata con il mio compagno a Marettimo, nelle Egadi (in Sicilia): per scelta, abbiamo evitato come la peste Favignana e abbiamo puntato sull’isoletta più sperduta e selvaggia dell’arcipelago. Decisamente non è stato “relax”, perché abbiamo camminato lungo i sentieri per tutta la settimana! 🙂 Però il profumo di rosmarino selvatico in fiore, il silenzio di quelle vallate a picco sul mare , le chiacchiere in mezzo dialetto con gli abitanti dell’isola e il senso di libertà davanti alle scogliere mi sono rimasti impressi: è questa la mia idea perfetta di relax e di viaggio.

    Quello che credi ti abbia segnato ed insegnato di più?

    Il fatto di aver iniziato a lavorare giovanissima per pagarmi gli studi è stata un’esperienza che mi ha segnata molto. E mi ha insegnato tantissime cose. Non vengo da una famiglia ricca e se non avessi messo da parte un po’ di soldi avrei dovuto probabilmente rinunciare all’università: ma io ci tenevo a farla, e anche se durante tutta l’adolescenza ho invidiato le estati delle mie amiche mentre io le passavo in negozio, ora sono veramente grata di aver fatto quell’esperienza. Mi ha insegnato a non dare nulla per scontato, a dare valore al mio tempo e ai miei sogni, e a lottare per conquistarmeli.

    Come te Simone vive a Milano ma poi decide di affrontare il viaggio nelle montagne bergamasche, zona dove hai intrapreso i tuoi studi universitari. Cosa rappresentano per te queste due città ?

    Milano è la città dove vivo ora, Bergamo è la città in cui ho studiato e le valli bergamasche… Beh, è dove sono nata e cresciuta! Per la precisione, sono cresciuta a Clusone, una cittadina della Valle Seriana: è un posto bellissimo, ma mi è sempre stato stretto. Ciononostante, continua a fare parte di me. Sono un curioso ibrido di cittadina e montanara.

    Se è vero che i personaggi vivono dentro i loro romanzieri, cos’hanno in comune Erica e Simone?

    Erica e Simone hanno in comune… Un sacco di cose! Solo che non me n’ero accorta, me l’hanno fatto notare le persone a me care che hanno letto il romanzo. E’ come se con Simone avessi tirato fuori la mia parte più fragile, quella che solitamente tengo ben celata: di carattere sono espansiva e agguerrita, non mi piace mostrarmi dubbiosa o debole. Ma evidentemente quella parte di me premeva per uscire. Credo che con Simone io abbia dato voce all’inconscia paura di non riuscire a crearmi un futuro nonostante tutto l’impegno del mondo.

    Trovo veramente interessante il percorso di studi universitari che hai deciso di intraprendere. Come è nato questo interesse?

    La laurea triennale in Lingue e Letterature Straniere ha nutrito il mio animo romantico e narrativo: ho sempre amato leggere, mi appassiona l’approccio umano alla narrazione e i codici che si muovono sotto la superficie delle opere di narrativa.
    Al tempo stesso, però, sapevo che la mia strada non mi avrebbe mai portata in un’aula ad insegnare, così ho deciso di deviare verso un approccio più “concreto” all’internazionalità, per così dire, e mi sono iscritta alla magistrale di Diritti Umani ed Etica per la Cooperazione Internazionale. Nella scelta ha influito anche il desiderio di provare a diventare una giornalista (collaboravo già con diverse testate locali).
    Quando però mi sono laureata, ho iniziato a collaborare con un’associazione attiva nel campo del contrasto alle mafie, Libera: e questo mi ha portata all’ultimo step, il corso di perfezionamento in Scenari Internazionali della Criminalità Organizzata.

    Il filo conduttore del mio percorso è sempre stato l’interesse per il reale, o meglio, per le interpretazioni e le analisi sul reale.

    Descriviti con tre aggettivi.

    Curiosa, testarda, chiacchierona. Chi mi conosce aggiungerebbe anche “rompiscatole” 🙂

    Ora descrivi la tua arte che tre aggettivi.

    Questa è più difficile! Direi realistica, intima e descrittiva. Anche troppo descrittiva, mi sa!

    Sogni che desideri tirare fuori dal cassetto?

    Vivere della mia scrittura. Banale, eh? Però effettivamente è il sogno che li racchiude tutti. Più passa il tempo, più mi rendo conto che scrivere non è solo un passatempo: è l’unica cosa che dà senso al mio percorso. Mi piace in particolar modo scrivere dei luoghi, raccogliere le storie minute, quelle che la Storia si lascia alle spalle.

    Dai un consiglio a chi come te spera un giorno di poter pubblicare il suo primo romanzo.

    La cosa più importante, secondo me, è mettersi sempre in discussione. La scrittura non è solo una questione di fuoco sacro dell’ispirazione: quella è la scintilla iniziale, ma poi servono la costanza, la tenacia, la fatica. Si tratta di mettersi lì, scrivere, e poi magari riscrivere e tagliare gran parte di quello che si è fatto. Non è facile, ma è un lavoro necessario di metamorfosi.

    Un altro consiglio più pratico è quello di scegliere con cura le case editrici a cui si manda il proprio manoscritto. Può sembrare banale, ma spesso non si considera che case editrici diverse hanno target e argomenti diversi: inutile mandare il manoscritto di un fantasy a chi il fantasy non lo pubblica, no? Infine, e poi chiudo, non sottovalutate le case editrici piccoline: un errore di chi è agli inizi è quello di puntare direttamente ai grandi gruppi editoriali, scartando case editrici medio-piccole. Ecco, per me questo è un errore: ci sono piccole case editrici indipendenti decisamente valide, e più propense a pubblicare esordienti.

    Per chi lo volesse trovare, dove lo possiamo acquistare?

    Si può trovare sul sito della casa editrice Alter Ego Edizioni, oppure su Amazon. Ho ancora qualche copia anche io, nel caso si può prenderlo anche da me direttamente!

    https://ericabalduzziblog.wordpress.com/

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