#EVAlution: 12 donne ci insegnano come diventare influencer: Margherita Hack#1

Care donne, in questi ultimi 10 anni siamo sempre più “ammaliate” e sempre più spesso frastornate da una nuova immagine socio-economica nonché professionale: quella della “influencer”.

Nel 90% dei casi un’immagine che ruota attorno ad un sistema che utilizza una figura oramai nota che rappresenti, valorizzi o rilanci un prodotto commerciale nonché l’azienda che lo produce.

E’ chiaro e palese che io non abbia nulla in contrario.

Finché non ci si ferma a pensare a quello che il più delle volte viene oggi giorno associato a questa figura dove il valore essenziale è proporzionalmente maggiore quanto maggiori saranno i propri followers.
Followers in realtà più attenti al make-up della loro “beniamina” che al contenuto essenziale.

Tutto perfettamente il linea con l’ideologia delle più ingegnose azioni di marketing dove la coercizione ad adottare un comportamento di consumo, quanto una scelta libera ma, al tempo stesso di fatto in un certo senso condizionata di comprare un bene o fruire di un servizio per aumentare il proprio prestigio sociale.

Ma se veramente ci fermassimo a pensare quando noi donne abbiamo ottenuto “prestigio sociale” e quando abbiamo influenzato un cambiamento importante, di certo non sarebbero questi gli esempi che ci verrebbero in mente.

Quando sento parlare di cambiamenti sociali le uniche cose a cui penso sono tutte le lotte che sono state inevitabili affinché venissero affermati diritti umani negati a causa di arroganza aggravata dall’arrivismo degli esseri umani.

Ora godiamo di diritti essenziali che ci danno la parvenza di poter vivere in tempi dove non è più necessario alzare l’asticella della pretese.
Ma questo articolo sarà solo il primo di una serie, dove parleremo delle donne che hanno fatto molto di più che influenzare un comportamento consumistico, darò spazio alle persone che hanno fatto sentire la propria voce fino ad influenzare la propria posizione, e quelle future di ognuna di noi, nel mondo.

donna

Tra le donne italiane e le donne famose per essere stata autonome, indipendente e che hanno saputo incarnare l’ideale del libero pensatore uno dei posti d’onore va a Margherita Hack.

Prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia, quando ancora in Italia la figura della donna era marginale, di secondo (o ultimo) grado. Ricordo che meno di 100 anni fa la legge italiana non permetteva che godessimo del libero arbitrio.
Come esseri pensanti di categoria inferiore era necessaria l’autorizzazione maritale. Abolita poi nel 1919.
Ci era vietato non solo di lavorare ma era necessario avere l’«autorizzazione maritale» per qualsiasi atto, come aprire un conto in banca.
In quegli anni c’era ci viveva la sua vita lontani dai dogmi sociali. Merito forse di un educazione familiare basata sul rispetto e la fiducia reciproca.
Fu libera di studiare: frequentò il liceo, senza avere la possibilità di sostenere l’esame di maturità a causa dello scoppio della Seconda guerra mondiale.
Durante l’adolescenza la Hack fu un’eccellente atleta: fu campionessa di salto in alto e di salto in lungo e giocò pure a pallacanestro, segno della sua caparbietà e forza di spirito.

Margherita durante gli anni del fascismo
Margherita durante gli anni del fascismo

A Firenze frequentò la facoltà di fisica, laureandosi con una tesi di astrofisica sulle Cefeidi, una classe di stelle che diventano più o meno brillanti.
Proprio mentre il fascismo aveva rilegato la donna ad una figura legata più all’immagine “dell’angelo del focolare” che a parte fondamentale della famiglia nelle decisioni primarie.
Ci sono state donne che sono andate oltre quello che era il periodo sociale di allora, affermando sempre e solo la loro persona.
In questo Margherita ha avuto un gran merito. Con la sua storia ci dimostra come ognuno di noi può andare al di là di quello che possa essere già deciso ed al contrario affermare sempre e solo la propria persona ed i propri desideri.
Non voglio fare nessun tipo di considerazione su cosa volesse dire per una ragazza di appena 25 anni che tentava di laurearsi durante gli anni della seconda guerra mondiale, ma ciò che leggo dalle sue parole ci fa intendere di quanto troppo spesso ci aggrappiamo a gioie effimere e poco costruttive per il nostro futuro, per sfuggire da noi stesse, dalle nostre paure e da ciò che siamo :«Quando preparavo la tesi di laurea, a Firenze, durante la guerra, si poteva fare un buon lavoro anche con telescopi di 30-40 centimetri di diametro e con osservatori in città. Non c’era inquinamento luminoso, allora. Era ancora fresca la scoperta dell’espansione dell’Universo, frutto delle osservazioni di Edwin Hubble nei primi anni Trenta. Ma non si conosceva nulla o quasi dell’evoluzione di stelle e galassie. E si usavano le lastre fotografiche».

Rinnovare significa dunque immaginare nuovi modi di vivere, di agire, di pensare.
Troppo spesso leggo i social invasi da offese sterili verso chi ha fatto della sua passione la sua professione.
Parole dettate dalla rabbia e dall’angoscia di non aver raggiunto i propri obiettivi o di vivere una vita che non considerano la propria.

Caricatura - Margherita Hack - 1922 - 2013
Caricatura Margherita Hack 1922 – 2013

Ma c’è una lezione importante che ci insegnano queste donne. Ovvero, che senza nuocere a nessuno e solo se si pensa ai propri obiettivi tutto è possibile.

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